A cena con… Gino Bartali: il racconto di una serata di fede e amicizia

Vi proponiamo di seguito l’articolo scritto dalla nostra amica Silvia che ci racconta quello che l’ha colpita della serata passata in compagnia con Gino Bartali.

“Il bene si fa ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”
Questa frase, pronunciata da Gino Bartali, troneggiava nell’ultima slide dell’incontro di Aggiungi un Posto a Tavola di febbraio. Curioso, non trovate?
Sto iniziando dalla fine, ma questa volta sono riuscita, con mio marito, a seguire tutto l’incontro: la mia bimba è stata volentieri a giocare con le baby sitter, disturbandoci solo per un cambio pannolino. Quindi ho tante cose da raccontarvi.
È andata così: Aurelio Tagliabue, prof di una scuola superiore, appassionato di ciclismo nonché figlio di un bartaliano, ci ha fatto conoscere grandi e piccoli episodi della vita di Bartali, intervallando la sua esposizione con spezzoni della fiction TV. Ne è uscita una panoramica davvero interessante – a tratti commovente – specialmente per chi, come me, non si era mai documentata a fondo sul personaggio.
Classe 1914, toscano e di famiglia povera, Bartali si è fatto strada nel mondo dello sport grazie al suo talento e al suo impegno, arrivando a vincere più volte nella sua carriera le grandi gare del settore, come il Giro d’Italia, il Tour de France, la Milano-Sanremo e il Giro di Lombardia. Ma non soffermiamoci sui dettagli di cronaca sportiva. Quello che colpisce è come lo sport e la vittoria vengano vissuti da Bartali in modo umile ma non ingenuo, il tutto condito con una dose di religiosità.
Innanzitutto, non deve essere stato facile dedicare la propria vita al ciclismo dopo che il fratello minore, tanto amato, aveva perso la vita proprio in una gara ciclistica, sorte condivisa poi con il grande rivale Fausto Coppi che in gara perse il fratello Serse: Gino sarà stato certo che il giovane Giulio facesse il tifo per lui da lassù. Ma altrettanto certamente tante domande e tanto dolore avranno scosso la sua anima, ma Bartali non mollava mai nella vita come sulla bicicletta ed era
veramente un uomo tutto d’un pezzo fedele ai suoi valori e alla sua fede: era un uomo libero!
Gli altri atleti del periodo erano soliti esprimere un pensiero per il Duce in caso di vittoria, ma Bartali dedicava i suoi successi alla Vergine Maria: decisamente alternativo e sicuramente poco gradito dal Regime.
Altri segni di fede nella vita di Bartali sono stati la militanza nell’Azione Cattolica fin da bambino, i voti come terziario nell’Ordine dei frati Carmelitani e l’amicizia con il Vescovo di Firenze a cui diede un aiuto fondamentale per salvare tanti italiani ebrei messi in pericolo dalle leggi razziali. Fu proprio la sua bicicletta ad essere astuta complice in queste imprese: Bartali nascondeva documenti falsi nei tubi cavi del telaio e pedalava per centinaia di chilometri per consegnarli ad ebrei che avrebbero così evitato la cattura.
È stato bello sentir parlare di una storia in cui la vita di fede e la vita dello sport si fondono in modo inscindibile: una medaglia per la Madre di Gesù, e delle persone salvate grazie ad un fisico atletico. L’essere cristiani fa parte della nostra identità e possiamo testimoniarlo con semplici segni in tanti altri contesti della nostra vita.
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