Giornata dell’Oasi 21 Gennaio 2017 – Presentazione dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitia di Papa Francesco

Vi segnaliamo di seguito l’articolo del nostro amico Andrea pubblicato perVoce Amica relativa all’incontro sull’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” svoltasi il 21 gennaio 2017 in occasione della Giornata dell’Oasi.
 
Breve premessa: con queste poche righe non intendo spiegare il contenuto di questo testo, per due motivi: il primo è che non ho ancora avuto modo di leggerlo, motivo per il quale ho partecipato con grande curiosità alla Giornata dell’Oasi, proprio per conoscerne i fondamentali, ed il secondo, che mi consiglia di limitarmi a creare una cornice di quanto detto dai relatori, anziché concentrarmi sui contenuti, cosa che invece vi invito a fare personalmente.
Vorrei così che chi leggesse questo breve articolo, che trae spunto dagli appunti della relazione tenuta da don Ettore Colombo e Dario Gellera, possa a sua voglia sentirsi toccato e invogliato ad approfondire questa lettura come mi sono, io stesso, ripromesso di fare nel breve periodo.
 
Pertanto sinteticamente mi limito a dirvi che:
1) con questa esortazione apostolica Papa Francesco invita la Chiesa a rinnovare il suo volto missionario con la “Gioia del vangelo” e a mettere in pratica l’amore in famiglia, almeno secondo quattro prospettive.
a. La riforma della Chiesa che resta legata intimamente al suo uscire missionario: una Chiesa “in uscita” capace di portare la “gioia del Vangelo” nel mondo e nella realtà quotidiana. E’ questa una indicazione che riprende lo spirito del Concilio Vaticano II e che era stata posta con chiarezza da papa Paolo VI nella sua esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, a cui papa Francesco si ispira.
b. Nella stessa Evangelii nuntiandi si parla di attenzione verso i poveri e papa Francesco riprende questo invito, chiedendo alla Chiesa di oggi di conformare la sua identità a quella del Signore Gesù che porta il lieto annunzio ai poveri.
c. Questa nuova attenzione della Chiesa nel suo compito di portare la gioia del Vangelo nella vita quotidiana chiede una conversione che è richiesta anche da Gesù ai maestri della Legge. Tale conversione implica l’abbandono della considerazione della dottrina idealizzata del “cosa è giusto e cosa è sbagliato, chi è dentro e chi è fuori, cosa è regolare e cosa no” pena l’incapacità di vedere la storia concreta delle persone per la quale la Parola si è fatta carne, correndo il rischio di dimenticare la persona stessa di Gesù, con la sua vicenda concreta e la libertà di ogni uomo che è chiamato a corrispondervi.
d. Papa Francesco invita a mantenere vivo “Il principio della grazia che dev’essere un faro che illumina costantemente le nostre riflessioni sull’evangelizzazione” (EG 112). Questo faro, dove si lascia rifrangere da un sano discernimento cristiano, aiuta a evitare una duplice diabolica tentazione sempre presente nella Chiesa: quella “gnostica” (limitarsi alle parole, senza entrare concretamente nella vita cristiana, rimanendo in superficie) e quella “pelagiana” (dove si confonde la solidità e la fermezza con la rigidità). In entrambi i casi non si vive la propria fede cristiana ancorati a Cristo, ma si guarda a se stessi e alla necessità di esaltare o di difendere il cristianesimo, la propria fede, la propria religiosità. È la tentazione di essere cristiani ma senza Cristo!
Al riguardo è interessante una riflessione proposta da un filosofo francese una quindicina di anni fa, Remi Brague, che aveva spiegato il senso del neologismo da lui inventato alla fine del secolo scorso, quello di “cristianisti”, per indicare un certo modo di concepire il rapporto tra fede cristiana e civiltà occidentale. “Cristiani” – spiegava Brague – sono coloro che “credono in Cristo”, mentre “cristianisti” sono quelli che esaltano e difendono il cristianesimo. Brague ricordava a costoro (i cristianisti, di cui oggi spesso si sente parlare) che “il cristianesimo non si interessa a se stesso ma a Cristo e che Cristo stesso non si interessa del proprio io: ma si interessa a Dio Padre e all’uomo a cui Cristo propone un nuovo accesso a Dio stesso”.
 
2) Scrivendo l’Amoris Laetitia, il Papa non ha inteso ripetere la dottrina sulla famiglia e tanto meno scriverne una nuova, ma vuole “esortare” i cristiani di oggi a “vivere l’amore nella famiglia”.
 
3) Questo testo è frutto di un particolare tempo di grazia, sviluppatosi attraverso il lavoro articolato di ben due sinodi, uno ordinario e uno straordinario sulla famiglia, e inserito nell’anno giubilare della misericordia.
 
Mi auguro che la lettura personale e meditata di Amoris Laetitia e di quella della Evangelii Gaudium aiuti ciascuno a vivere nella Chiesa quanto papa Francesco auspica quando dice: «Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunione ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia “immeritata, incondizionata e gratuita”. Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo!».
Forse nell’Anno Giubilare straordinario della Misericordia noi tutti abbiamo fatto esperienza di questa carità “immeritata, incondizionata e gratuita”. Perché escludere altri dalla gioia del Vangelo?
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